talvolta ciò che cerchiamo è una linea d'orizzonte. mare e cielo sono separati da qualcosa che in fondo non c'è, eppure non si toccano. ma tu corri, rincorri il tuo orizzonte. tuffati nel tuo mare.

Quasi tutti ricordano il naufragio del 3 ottobre 2013. (…) Meno numerosi, invece, sono coloro che ricordano l’altro naufragio, accaduto l’11 ottobre, solo pochi giorni dopo. Perché, anche se i numeri non erano meno importanti, non è avvenuto a pochi metri dal porto ma al largo di Malta. 

Quel giorno a Lampedusa atterò un elicottero maltese con nove sopravvissuti. (…) Accanto, su una sedia, c’era un altro giovane uomo, un siriano, anche lui con la flebo. Stava in silenzio, con lo sguardo spento. Provai a parlargli, ma inutilmente. (…) Dopo circa un’ora l’uomo decise di raccontarmi ciò che era accaduto. Quando il barcone si era rovesciato, erano finiti tutti in acqua. Erano più di ottocento. Lui era un ottimo nuotatore e aveva messo il piccolo di nove mesi sotto il maglione, sul suo petto. Poi con una mano aveva afferrato la moglie e con l’altra il figlio di tre anni. Aveva cominciato a nuotare a dorso senza fermarsi. Cercando di rimanere disperatamente a galla. Aspettando i soccorsi che non arrivavano. Un’attesa estenuante. 

A un certo punto aveva sentito il fiato mancargli all’improvviso, le onde che diventavano sempre più alte e la corrente sempre più forte. Aveva dovuto compiere una scelta. Una scelta definitiva, dalla quale sapeva che non sarebbe più potuto tornare indietro. Sospeso tra la vita e la morte, aveva dovuto pensare, calcolare, valutare e poi decidere. Se avesse continuato a nuotare, sarebbero finiti tutti e quattro sott’acqua, morti, annegati. Così alla fine lo aveva fatto: aveva aperto la mano destra e aveva lasciato quella di suo figlio. Lo aveva visto scomparire, lentamente, per sempre. 

(…) Ciò che tormentava quell’uomo era che pochi minuti dopo era arrivato l’elicottero a salvarli: “Se avessi resistito solo un altro poco, adesso mio figlio sarebbe qui con noi. Non me lo perdonerò mai.”.

 

Questo passo è tratto dal romanzo Lacrime di sale di Pietro Bartolo, medico di Lampedusa; riporta lo strazio di una scelta dolorosa e inaffrontabile.

Quasi giornalmente il Mediterraneo accoglie gli esuli del mondo e presenta una realtà che si finge di non comprendere. Un massacro nascosto tra le onde, un cimitero sepolto dalle alghe. 

Eppure di fronte alla morte non si può non-scegliere. 

Non è concesso nuotare sopra i cadaveri. 

Non è concesso navigare tra le grida. 

Le stragi conseguenti le migrazioni impongono una scelta. Una scelta di posizione, di amore, di rispetto, di umanità e di valori. Impongono di scegliere cosa scorgere all’orizzonte. 

Dal mare spunta una mano, pesante bianca e sola. 

Galleggia in una torbida trasparente distesa d’acqua. 

È lì la scelta. 

Tra le dita si annidano secoli di storia. 

È la lotta per la vita più animalesca e pura. 

Scegliere di afferrare il prossimo, caricandosi del peso dell’umanità, o confondere lo sguardo tra le onde e imputare alle terre d’orizzonte questa strage. 

È lì la scelta: pescatori di uomini o spettatori della mattanza? 

Non si tratta del modo di agire, ma di chi essere.